COLLALTO SABINO – Un castello che domina dall’alto un intreccio di case in pietra, vicoli silenziosi, antiche mura e, tutt’intorno, montagne che sembrano non avere fine. Collalto Sabino è uno di quei luoghi in cui il fascino non ha bisogno di essere costruito: esiste da secoli. Arroccato a 980 metri di altitudine e affacciato sulla Valle del Turano, il piccolo centro della provincia di Rieti fa parte del prestigioso circuito de “I Borghi più belli d’Italia”, che lo presenta con una definizione particolarmente efficace: “Nido d’aquila”.
Non è soltanto un appellativo turistico. L’appartenenza al club de I Borghi più belli d’Italia deriva dall’inserimento in un circuito nazionale che seleziona piccoli centri di particolare interesse storico, artistico e paesaggistico. L’associazione sottolinea come la selezione avvenga attraverso criteri rigorosi e un Comitato scientifico: nell’edizione 2026 della guida sono 382 i centri storici selezionati fra oltre 800 visitati. Collalto Sabino è uno di questi.
Ed è sufficiente attraversare la Porta Vecchia Di Collalto Sabino per comprendere perché.
Qui il tempo sembra cambiare velocità. Le automobili lasciano progressivamente spazio ai passi, mentre vicoli lastricati, portali in pietra e abitazioni addossate le une alle altre accompagnano verso la parte più alta dell’abitato. L’antica cinta muraria risale al XV secolo e ancora oggi racchiude il nucleo storico, conservandone quella dimensione raccolta che costituisce uno dei principali elementi di fascino del paese.
Sopra tutto domina il Castello Baronale di Collalto Sabino, simbolo indiscusso del paese.
Le sue origini vengono ricondotte agli inizi del XII secolo e la posizione non fu scelta casualmente: Collalto era una terra di frontiera, strategicamente collocata lungo una linea di confine che per secoli separò differenti domini. Nel tempo la fortezza fu trasformata dalle famiglie che ne detennero il controllo, tra cui Savelli, Soderini e Barberini, passando progressivamente da struttura difensiva a imponente complesso fortificato e dimora signorile.
Il castello conserva ancora una torre centrale quadrata, due torri angolari rotonde, garitte, baluardi e postazioni difensive. Dalla sommità del mastio lo spettacolo diventa straordinario: nelle giornate limpide lo sguardo può spaziare dal Gran Sasso al Terminillo fino alla Maiella. E quando arriva il tramonto, dalle mura si possono distinguere le luci di ben 34 piccoli paesi disseminati nel paesaggio circostante.
Ma Collalto non è soltanto il suo castello.
Il nome stesso racconta la geografia del luogo: deriva da “Collis Altus”, colle alto. Le prime testimonianze storiche risalgono intorno al X secolo, quando, anche a seguito delle incursioni saracene, le popolazioni della Valle del Turano cercarono luoghi più elevati e facilmente difendibili. Il primo insediamento si sviluppò intorno a una torre di avvistamento posta sulla sommità del colle, destinata successivamente a diventare il mastio della fortezza.
La storia qui ha lasciato tracce profonde. Nel 1297 Carlo d’Angiò cedette Collalto alla Curia Pontificia; nei secoli successivi il territorio continuò a vivere la propria condizione di frontiera. Il 3 febbraio 1861 il paese e il castello furono saccheggiati da una formazione composta da borbonici, popolani e briganti, in uno degli episodi più drammatici vissuti dalla comunità durante il processo di unificazione italiana.
Percorrendo il centro storico si incontrano la fontana ottagonale di piazza Vittorio Emanuele II, Palazzo Latini e numerose abitazioni impreziosite da antichi portali. Poco distante si trova la chiesa di Santa Lucia, di origine medievale, mentre fuori dall’abitato il Convento di Santa Maria conserva un portale del XV secolo.
E poi c’è un’altra Collalto, quella che comincia appena finiscono le case.
Il borgo è immerso nel territorio della Riserva Naturale Regionale Monte Navegna e Monte Cervia, in uno scenario fatto di boschi, montagne, gole, torrenti e sentieri. Faggi, aceri, castagni e querce caratterizzano un ambiente appenninico ancora profondamente naturale, nel quale sono presenti anche il lupo e il gatto selvatico.
Uno degli itinerari più affascinanti conduce verso Monte San Giovanni in Fistola, a oltre mille metri di quota. Qui si trovano i resti di un complesso medievale benedettino edificato su un luogo di culto molto più antico. Gli scavi archeologici hanno infatti documentato la presenza di un santuario romano precedente al monastero, facendo emergere testimonianze che raccontano oltre duemila anni di frequentazione di questo territorio.
Non mancano le tracce di luoghi scomparsi. Tra i boschi sopravvivono i ruderi di Montagliano, antico borgo fortificato distrutto progressivamente tra il XIII e il XV secolo: pietre e mura ormai conquistate dalla vegetazione che aggiungono un ulteriore elemento di mistero al paesaggio.
Persino una rappresentazione pittorica della fine del Seicento conservata a Palazzo Barberini, a Roma, mostra Collalto con un aspetto sorprendentemente simile a quello attuale: il borgo racchiuso dalle mura e raccolto intorno alla mole del castello. È forse questa continuità attraverso i secoli uno dei segreti del suo fascino.
Collalto Sabino non è soltanto un paese bello da fotografare. È un luogo da attraversare lentamente. Bisogna entrare dalla porta antica, percorrere i vicoli, osservare i portali, alzare lo sguardo verso il castello e poi cercare un punto panoramico dal quale lasciare correre gli occhi sulle montagne.
Quando arriva la sera e le pietre assumono i colori del tramonto, si comprende ancora meglio quella definizione di “nido d’aquila” scelta per raccontarlo.
Un piccolo borgo a quasi mille metri di quota, custode di secoli di storia e circondato da una natura ancora potente. Uno dei Borghi più belli d’Italia non soltanto per un riconoscimento prestigioso, ma perché Collalto Sabino conserva qualcosa che nei luoghi più frequentati è diventato sempre più raro: il silenzio, l’autenticità e la sensazione che il tempo, tra quelle mura, abbia deciso di rallentare.