EDITORIALE – Arroccato a 860 metri di altitudine e affacciato sul Lago del Turano, Stipes rappresenta una delle realtà più suggestive e meno conosciute della provincia di Rieti. Frazione del Comune di Ascrea, il borgo custodisce secoli di storia, tradizioni radicate e un patrimonio naturalistico che continua a richiamare visitatori e appassionati di turismo lento.

Secondo le ricostruzioni storiche, il paese avrebbe origini medievali e potrebbe essere sorto tra il XII e il XIII secolo. Alcune ipotesi collegano la sua fondazione a gruppi di eretici in fuga dalle persecuzioni religiose dell’epoca, circostanza che troverebbe riscontro anche nella diffusione del cognome Patarini, legato al movimento dei Catari.

Nel corso dei secoli Stipes passò sotto il controllo di importanti famiglie nobiliari. Nel Quattrocento fu feudo dei Cesarini, successivamente dei Cesarini Sforza e infine dei principi Borghese. Dopo l’Unità d’Italia seguì le vicende amministrative del territorio fino all’inserimento nella provincia di Rieti nel 1927.

Tra le testimonianze storiche più rilevanti figurano i resti dell’antico castello fondato tra il XII e il XIII secolo, il Palazzo Cesarini, la Chiesa di San Giovanni Battista e il Palazzo Turchetti, edifici che ancora oggi raccontano il passato del borgo sabino.

Stipes è conosciuta anche per le sue tradizioni rurali. In passato economia e vita sociale erano strettamente legate alla pastorizia e alla transumanza, attività favorite dai vasti pascoli circostanti. Ancora oggi sopravvivono l’allevamento caprino, la produzione di formaggi e la raccolta del tartufo, celebrata ogni anno con la tradizionale sagra del 18 agosto.

A rendere unico il borgo sono infine i panorami che si aprono sulla Valle del Turano e sul lago sottostante, in un contesto ambientale caratterizzato dalla presenza della flora e della fauna tipiche dell’Appennino centrale. Un patrimonio naturale e culturale che fa di Stipes una meta ideale per chi desidera scoprire l’anima più autentica della Sabina.