Equinozio d’autunno, il silenzio dell’acqua racconta il cambio di stagione

Equinozio d’autunno, il silenzio dell’acqua racconta il cambio di stagione

COLLALTO SABINO – Nella Valle del Turano, un laghetto artificiale circondato dal verde fa da cornice alla Locanda del Poeta. È un paesaggio che invita a fermarsi, proprio nel giorno in cui l’equinozio d’autunno segna il passaggio a una nuova stagione.

Qui l’autunno non ha bisogno di annunciarsi con colori spettacolari. Si avverte nella luce che cambia, nel riflesso degli alberi sull’acqua, nella quiete che sembra dare più spazio a ogni dettaglio. Il verde è ancora presente, ma lo sguardo sa già che il paesaggio si prepara a trasformarsi.

Il laghetto, creato dall’uomo e ormai parte di questa cornice naturale, raccoglie per un momento cielo e terra nella stessa immagine. È forse questo il fascino dell’equinozio: ricordarci che ogni passaggio contiene qualcosa della stagione che finisce e qualcosa di quella che comincia.

Alla Locanda del Poeta, il nome sembra trovare nel paesaggio la propria voce. Basta osservare l’acqua immobile tra gli alberi per sentire che la natura non cambia mai tutta in una volta. Lo fa lentamente, lasciandoci il tempo di accorgercene.

Colle di Tora, il borgo sospeso tra storia e lago: dalle origini della Sabina al gioiello della Valle del Turano

Colle di Tora, il borgo sospeso tra storia e lago: dalle origini della Sabina al gioiello della Valle del Turano

Adagiato su una stretta penisola che si protende nelle acque del Lago del Turano, Colle di Tora è uno dei borghi più suggestivi della provincia di Rieti e dell’intero Lazio. Oggi il paese è conosciuto per il suo affascinante centro storico, per i panorami che si aprono sul lago e per il turismo naturalistico, ma la sua storia affonda le radici in un passato millenario, legato alla civiltà sabina e alle vicende dello Stato Pontificio.

Le origini del territorio si intrecciano con quelle dell’antica Tora, città ricordata da diversi autori dell’antichità, tra cui Dionigi di Alicarnasso, che la descrive come sede di un importante luogo di culto. Sebbene l’esatta collocazione dell’antico centro sia ancora oggetto di studi, numerose testimonianze medievali fanno ritenere che sorgesse proprio nell’area dell’attuale Valle del Turano, non lontano dall’odierno abitato.

L’attuale borgo era conosciuto fino al 1864 con il nome di Collepiccolo. Dopo la caduta dell’Impero Romano, il territorio entrò a far parte del gastaldato del Turano durante la dominazione longobarda e, a partire dal IX secolo, fu posto sotto l’influenza della potente Abbazia di Farfa, uno dei principali centri religiosi e politici dell’Italia medievale. Furono proprio le continue incursioni di Saraceni e Ungari, tra il IX e il X secolo, a favorire la nascita di un nucleo fortificato, destinato a trasformarsi nel borgo che ancora oggi domina il lago.

Nel corso del XIII secolo Collepiccolo passò sotto il controllo dei Brancaleoni, influente famiglia feudale di origine romagnola. Agli inizi del Quattrocento la signoria venne assunta dagli Orsini, che conservarono il feudo fino al 1634, quando Maharbale Orsini lo cedette ai principi Borghese, protagonisti di un lungo periodo di sviluppo del territorio. Fu proprio grazie al loro sostegno che nel 1731 venne completata la Chiesa di San Lorenzo, ancora oggi principale edificio religioso del paese.

Per secoli Collepiccolo rimase una piccola comunità rurale. Un censimento del 1713 registrava appena sessanta famiglie, per un totale di circa trecentocinquanta abitanti, dediti prevalentemente all’agricoltura e alla pastorizia. Una realtà semplice, scandita dai ritmi della natura e dalla vita comunitaria tipica dei borghi sabini.

La trasformazione più significativa arrivò nel 1939, con la costruzione della diga che diede origine al Lago del Turano. Il nuovo bacino artificiale modificò profondamente il paesaggio: il fiume lasciò spazio al lago, molti terreni agricoli furono sommersi e l’economia locale dovette reinventarsi. Se inizialmente l’opera comportò sacrifici e cambiamenti profondi, nel tempo il lago è diventato la principale ricchezza del territorio, trasformando Colle di Tora in una delle mete turistiche più apprezzate del Lazio interno.

Nel 1948 il borgo conquistò anche l’autonomia amministrativa, separandosi da Castel di Tora e diventando Comune autonomo, una tappa importante nella costruzione della propria identità istituzionale.

Oggi Colle di Tora è un luogo dove storia e natura convivono armoniosamente. I vicoli in pietra, gli scorci panoramici sul lago, la Chiesa di San Lorenzo, l’antica Santa Anatolia, i resti di epoca romana e la vicinanza alla Riserva Naturale dei Monti Navegna e Cervia raccontano un territorio capace di custodire il proprio passato guardando al futuro attraverso il turismo sostenibile, l’escursionismo e la valorizzazione delle tradizioni locali.

Passeggiare tra le vie di Colle di Tora significa attraversare secoli di storia, dalle antiche popolazioni sabine alle signorie medievali, fino alla nascita del lago che ne ha ridisegnato il destino. Un piccolo borgo che continua a rappresentare uno dei luoghi più autentici e affascinanti dell’Alta Sabina, dove il tempo sembra ancora scorrere con il ritmo lento delle acque del Turano.

La Locanda del Poeta saluta un’estate intensa: settembre apre una nuova stagione di gusto nella Valle del Turano

La Locanda del Poeta saluta un’estate intensa: settembre apre una nuova stagione di gusto nella Valle del Turano

COLLALTO SABINO – Un’estate intensa, scandita da eventi, momenti di convivialità e tanti graditi ospiti che hanno scelto di scoprire e apprezzare le specialità della cucina. Alla Locanda del Poeta è tempo di volgere lo sguardo ai mesi appena trascorsi, ma anche di accogliere settembre, uno dei periodi più suggestivi per vivere la Valle del Turano.

Le giornate sono ancora splendide e il territorio continua a regalare panorami mozzafiato, colori avvolgenti e quell’atmosfera di quiete che invita a rallentare, lasciandosi alle spalle la routine quotidiana. In questo scenario, lungo la Turanense, nel territorio di Collalto Sabino, la Locanda del Poeta si conferma una destinazione capace di trasformare un pranzo o una cena in un’autentica esperienza.

A fare la differenza è innanzitutto la cura dei dettagli. Ogni portata nasce da una cucina attenta, continuamente alla ricerca di nuovi stimoli e combinazioni, sostenuta da un lavoro di squadra nel quale la passione rappresenta il filo conduttore. Sapori, profumi e presentazione si incontrano in un percorso di degustazione che coinvolge i sensi e lascia spazio al piacere della convivialità.

Entrare alla Locanda del Poeta significa immergersi in una dimensione particolare, nella quale la bellezza osservata dagli occhi si unisce a quella percepita attraverso il gusto. Le preparazioni del team di cucina riescono a valorizzare gli ingredienti e a sorprendere il palato, mentre l’ambiente invita a concedersi del tempo, conversare e condividere le emozioni della tavola.

La struttura è stata ricavata all’interno di un antico casale, custode di una storia che continua a vivere nella sua denominazione. Il precedente proprietario, Antonio, era infatti un poeta: proprio da questa figura Filippo ed Enrica trassero ispirazione al momento della nascita dell’attività. E Jacopo proprio questa estate ha raccontato la storia affascinante sui social.

Da allora, la Locanda è diventata un luogo nel quale la poesia viene celebrata non soltanto attraverso le parole, ma anche nei piatti, nell’accoglienza e nell’atmosfera. Una filosofia che ha saputo conquistare gli ospiti: chi vi è già stato conserva il desiderio di tornare, mentre chi la visita per la prima volta scopre presto una destinazione da non dimenticare.

A completare l’esperienza sono l’ampio parcheggio immerso nel verde e il suggestivo laghetto, attorno al quale è possibile passeggiare, scattare fotografie e respirare l’aria della natura incontaminata della Valle del Turano. Punto di forza: gli eventi, i matrimoni, le ricorrenze, la convivialità da soli, in due o in comitiva. Qui chiunque sta bene.

La Locanda del Poeta è facilmente raggiungibile dall’uscita autostradale A24 Carsoli-Oricola, proseguendo verso la Valle del Turano. Settembre diventa così l’occasione ideale per scoprire un territorio ancora pienamente godibile e vivere una parentesi di gusto, bellezza e serenità in uno dei luoghi più affascinanti dell’area.

Collalto Sabino protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia

Collalto Sabino protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia

COLLALTO SABINO – Collalto Sabino sarà protagonista alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma da oggi, 2 settembre, fino al prossimo 12 settembre. Il borgo sabino figura infatti tra le dodici location selezionate dalla Fondazione Roma Lazio Film Commission nell’ambito del programma “Film Friendly Location”.

Il progetto e il lavoro svolto saranno presentati lunedì 7 settembre alle ore 12, presso l’Italian Pavilion – Sala Tropicana 1, al Lido di Venezia, uno dei principali spazi di incontro e confronto riservati ai professionisti dell’industria cinematografica e audiovisiva durante la prestigiosa manifestazione internazionale.

Collalto Sabino è stato scelto dopo aver partecipato a un bando promosso dalla Fondazione Roma Lazio Film Commission con il patrocinio della Regione Lazio. La selezione rappresenta un risultato di particolare rilievo per il paese, che potrà mostrare al mondo del cinema le proprie bellezze architettoniche, storiche e paesaggistiche.

Il borgo, con il suo castello, le antiche strade, gli scorci medievali e il territorio naturale circostante, possiede caratteristiche capaci di adattarsi a differenti ambientazioni cinematografiche e televisive. L’inserimento nel programma potrà favorire l’arrivo di produzioni audiovisive, generando nuove opportunità di promozione turistica e ricadute positive per le attività locali.

La presenza di Collalto Sabino in una vetrina internazionale come quella di Venezia costituisce dunque un’occasione importante per far conoscere il territorio oltre i confini regionali e valorizzarne l’identità attraverso il linguaggio del cinema. La 83ª Mostra, organizzata dalla Biennale di Venezia, si svolge ufficialmente al Lido dal 2 al 12 settembre 2026.

Settembre, il mese delle soglie: quando l’estate si fa memoria e la vita ricomincia

Settembre, il mese delle soglie: quando l’estate si fa memoria e la vita ricomincia

LA LOCANDA DEL POETA – Settembre è arrivato portando con sé il fascino discreto dei nuovi inizi. Non irrompe come gennaio con promesse solenni, ma entra lentamente nelle giornate, modifica la luce, rinfresca le sere e invita ciascuno a rimettere ordine nei pensieri, nei progetti e nelle emozioni.

È il mese in cui l’estate comincia a trasformarsi in ricordo, mentre le città riprendono il loro ritmo, le scuole si preparano a riaprire e il lavoro torna a scandire il tempo quotidiano. Le giornate si accorciano, ma conservano ancora il calore della stagione appena trascorsa: settembre vive proprio in questo equilibrio sottile, sospeso tra ciò che finisce e ciò che sta per nascere.

Considerato simbolicamente il mese delle soglie, settembre accompagna il passaggio dalla luce piena dell’estate verso l’intimità dell’autunno. Anche il suo numero, il nove, racchiude un significato esoterico particolare: rappresenta il compimento di un ciclo, la maturità raggiunta attraverso l’esperienza e la preparazione a una nuova rinascita. Prima di ricominciare, invita dunque a lasciare andare ciò che ha concluso il proprio cammino.

La natura stessa suggerisce questa trasformazione. I frutti maturano, le foglie iniziano lentamente a cambiare colore e la terra si prepara a custodire nuovi semi. È un movimento silenzioso che ricorda come ogni cambiamento autentico abbia bisogno di tempo, ascolto e profondità.

Settembre diventa così un mese utile per scegliere, alleggerire e ripartire. Non chiede di dimenticare l’estate, i suoi incontri o i sogni nati sotto il sole, ma di portarli con sé in una forma più consapevole. Perché esistono stagioni visibili e stagioni interiori, e spesso proprio quando la luce cambia qualcosa comincia a cambiare anche dentro di noi.

Forse è questo il segreto più profondo di settembre: ciò che appare come una fine può essere soltanto un a porta. E dietro ogni porta attraversata con coraggio può già nascondersi l’inizio che stavamo aspettando.